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LA
ZENGIA
Fino al 1915-16 arrivava a Castello dal paese di Grigno "su par el
Murèlo" la vecchia strada di Santa Apollonia. Alla casa dei
Marighetto Fiorato Manarota, sostenuta da possenti "barbacani",
la vecchia strada si biforca nella Riva dei Giori e nella Riva al Gallo.
In prossimità di quel bivio c'era uno spazio con una gran fontana
abbeveratoio-lavatoio. Quello spiazzo veniva popolarmente chiamato "la
Zéngia".
Durante la ricostruzione del paese nei primi anni '20 "la Zéngia"
era uno dei posti dove venivano portate le macerie di gran parte delle case
distrutte e riversate giù per la china verso lo stradone sottostante.
Quella rampa di scrico divenne "la chipa della Zengia". Proprio
in quegli anni il paese stava avviandosi a diventare stazione turistica.
Allora, erano gli anni '30, il podestà Ermanno Pasqualini, amministratore
lungimirante, pensò di ricavarne una piazza, tutta piana con sottofondo
in phlaster, modernamente illuminata. Da questo deposito di macerie "la
Zéngia" divenne una terrazza, un belvedere panoramico che spaziava
sulla conca del Tesino dal Col de San Bas'cian a Silana, dal Fravort alle
montagne di Cinte, dalla Busa de Grigno a Campomulo e Pasolin.
La piazza fu circondata di frondose acacie e battezzata piazza Littorio.
Poco più in giù, l'anno precedente, era stato inaugurato palazzo
Littorio, l'odierno municipio. In piazza Littorio la numerosa scolaresca
di quei tempi, circa 250 ragazzi in pantaloncini neri e maglietta bianca,
sul finire dell'anno prima della scuola estiva, si esibiva nell'annuale
saggio ginnico, precedentemente eseguito a Driocastello di Pieve. La piazza
Littorio, dopo essere stata ribattezzata piazza Venezia divenne infine piazza
Marconi come indica l'attuale targa murale.
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