MADONNA D'AGOSTO
Pensando alla Madonna d'agosto il pensiero va agli emigrati in ogni parte del mondo, che molto probabilmente scorrono il calendario seguendo le feste, le solennità e le sagre del paese lontano e la prima domenica d'agosto pensano alla Madonna d'agosto della propria valle. La Madonna d'agosto era un tempo la maggiore delle sagre paesane, la più attesa da un anno all'altro. Le fatiche della fienagione erano terminate, quelle del "còrdo" non ancora cominciate, tutto il bestiame all'alpeggio. La gente scendeva dai masi, spalancava porte e finestre, arieggiava la casa, provvedeva a "fregar" i "solari" ed i "rami" della cucina nella vicina fontana. La sera attendeva l'arrivo della corriera.
Dal Belgio, dalla Francia, da Belluno, Trieste, Rovigo, Mantova, Venaria Reale e da Saronno arrivavano gli emigrati per vivera la sagra con la famiglia riunita. Dal campanile di San Giorgio, per tre giorni interi, si diffondevano nella conca assolata le varie melodie del "campanò". Nella cella campanaria, fin dal primo mattino di buon'ora, alternavano la loro bravura i volenterosi Jaco Tamburlo, Santin organista, Nane Canoveta, Bepi Pinato, Cesare Biolco ed ultimamente, fino alla metà degli anni '50, Bepi Monego e Joanin organista. Giù in Molizza giravano le giostre e facevano buon smercio i venditori di "spèrseghi e angurie".
La prima domenica di agosto veniva vissuta in generale contentezza. Strette di mano e complimenti tra chi non si vedeva da tempo, magari da anni; pacche sulle spalle dai "sàntoli ai propri fiòzzi", ritrovati più grandi. Tutti in piazza e sul sagrato della "cièsa grande", la messa solenne delle dieci, le autorità nel banco damascato, i pompieri in alta montatura blu con l'elmo luccicante e nel pomeriggio la solenne processione.
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