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Il
periodo di servitù non aveva una durata precisa, i più intraprendenti
non ci restava più di un anno e all'età di 15 anni erano
già in grado di partire come capi compagnia. L'arma del mestiere
era la cassela (3), una cassetta di legno
fatta come una valigia di 80 centimetri per 60 che serviva a trasportare
le stampe (4) e a custodirle ordinate e in
buono stato. All'interno due cinghiette le tenevano legate ben strette
protette da una tela perché non si sciupassero e all'esterno una
grossa cinghia serviva a caricare la cassela sulle spalle. La merce richiesta
era sempre la stessa: le foiose, prime stampe dei remodini stampate su
fogli sottili e grigiastri con impressi i larghi segni del torchio silografico,
una maggioranza di cromi (5) e alcuni esemplari
di litografie in bianco e nero. Il
guadagno era buono, infatti si poteva chiedere fino al triplo del prezzo
d'acquisto e tenendo conto che le spese erano ridotte al minimo da questa
gente di montagna abituata a maneggiare poco denaro e a condurre una vita
frugale. I mezzi di trasporto erano per lo più sconosciuti o economizzati
al massimo; le provviste per il viaggio non andavano oltre a del pane
e formaggio e alla puina.
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